Archivio per Maggio 2008

31
Mag
08

Trailer III legge ad personam – Alfano e le intercettazioni

Entro un paio di settimane, avremo il testo del nuovo decreto legge sulle intercettazioni.

“Noi crediamo che le intercettazioni nel nostro Paese sono state poco efficienti, poco riservate e troppo costose. Vi è una legge della scorsa legislatura da attuare, che è quella del sistema unico delle intercettazioni, che serve per rendere le intercettazioni più efficienti, più riservate e meno costose. Il presidente Berlusconi è al lavoro anche su questo.Noi non vogliamo che venga compressa la possibilita’ di farne uso per i reati più gravi, vogliamo però che finisca il cattivo costume di vedere registrate e lasciate agli atti telefonate private che nulla hanno a che fare con le indagini per poi essere pubblicate sui giornali.Tutto ciò costa al paese più di 300 milioni di euro l’anno”

La legge di cui parla il rispettabile Alfano è il DDL, S 1512, rinominato dalla propaganda comunista “legge bavaglio di Mastella”, già passato alla Camera, e che attende solo il Senato.

Attualmente il codice di procedura penale prevede che il contenuto delle inchieste del pm e della polizia giudiziaria possa essere diffuso una volta che l’indagato viene a conoscenza dell’indagine ovvero quando l’investigazione non è più coperta dal segreto. Con il DDL di cui sopra ogni pubblicazione è vietata fino alla conclusione delle indagini preliminari ovvero fino al termine dell’udienza preliminare.

Il che può significare un paio di anni dall’inizio delle indagini.

E come ricorda giustamente Alfano è vergognoso che noi si paghi ben 4 euri all’anno per le intercettazioni.

30
Mag
08

II legge ad personam – Qualche dettaglio sull’iter delle frequenze

Difesa dell’informazione fa un ottimo riassunto dell’iter di Rete4, e spiega in cosa consiste questo nuovo emendamento, che pur tuttavia è stato sventato.

L’attività di fuorilegge (dell’etere) di Berlusconi incomincia nell’ottobre del 1984. Le tv del Cavaliere sono a diffusione locale, ma sparse su quasi tutto il territorio nazionale. Berlusconi già da anni ha escogitato uno stratagemma: mandare in onda simultaneamente in tutta Italia videocassette del medesimo contenuto. E’ il sistema della interconnessione funzionale. Una palese violazione della L. n. 103/1975, che consente solo alla Rai di trasmettere a livello nazionale. Così la pensano pure i pretori di Pescara e Roma, che gli oscurano le tv nei rispettivi ambiti regionali. Sarà poi Berlusconi a spegnerle tutte, dicendo che si tratta di una decisione della magistratura.

E’ il governo Craxi a inaugurare la pratica dei decreti legge che permettono alle reti Mediaset di continuare a trasmettere “provvisoriamente” a livello nazionale. Fino alla L. n. 223/1990 (“legge Mammì”), che legittima lo stato di fatto esistente ma limitandone la validità a 3 anni, nell’attesa di una legge che disciplini un piano nazionale di assegnazione delle frequenze. Quei 3 anni, poi, diventano 6 grazie al decreto legge n. 323/1993, che protrae la validità delle concessioni fino all’agosto 1996.

Ma nella legge Mammì c’è qualcosa che non va. L’art. 15 consente ad un solo soggetto di detenere fino a 3 reti televisive nazionali. Troppe, secondo la Corte Costituzionale, che con sentenza n. 420/1994 lo dichiara illegittimo per contrasto con l’art. 21 Cost., perché “il diritto alla informazione implica il pluralismo delle fonti e comporta il vincolo al legislatore di impedire la formazione di posizioni dominanti e di favorire l’accesso nel sistema radiotelevisivo del massimo numero possibile di voci diverse”. In sostanza, Berlusconi deve cedere Rete4, il cui acquisto, avvenuto nel 1984, ha costituito la posizione dominante.

La Corte lascia comunque salvo il termine (agosto 1996) previsto dal decreto legge n. 323/1993, ma impone al legislatore di emanare al più presto una legge organica che riduca “il limite numerico delle reti concedibili ad uno stesso soggetto”.

Infatti, ci pensa la L. n. 249/1997 ad impedire ad un singolo soggetto di detenere più del 20 per cento delle reti televisive nazionali (art. 2, comma 6°). Limite che farebbe fuori Rete4. Ma prevede pure che le emittenti possedute oltre quel 20 per cento possono continuare “in via transitoria” a trasmettere fino al termine (da stabilirsi da parte dell’Authority per le Comunicazioni) a partire dal quale le emittenti “eccedenti” (ossia Rete4) dovranno trasmettere “esclusivamente via satellite o via cavo” (art. 2, comma 7°). Ennesimo regime transitorio, dunque, varato senza nemmeno fissare il termine finale.

Per la Corte Costituzionale quella norma è una beffa. E con sentenza n. 466/2002 la dichiara incostituzionale, fissando nel contempo il 31 dicembre 2003 quale termine inderogabile a partire dal quale le emittenti eccedenti i nuovi limiti antitrust del 20 per cento (ossia Rete4) dovranno andare sul satellite. Questa è una buona notizia per Europa7 di Francesco di Stefano, che nel frattempo (1999) ha vinto la gara per il rilascio di nuove concessioni televisive nazionali. Dal 1° gennaio 2004 Rete4, che forma la posizione dominante Mediaset, dovrà lasciare le sue frequenze a Europa7.

E invece no, perché la L. n. 112/2004 (“legge Gasparri”) crea l’ennesimo regime transitorio. Conferma il tetto antitrust del 20 per cento. Ma lo rende operativo soltanto “all’atto della completa attuazione del piano nazionale di assegnazione delle frequenze radiofoniche e televisive in tecnica digitale” (art. 15, comma 1°). Fino ad allora, chi ha trasmesso in analogico potrà continuare a farlo. In breve, Rete4 non si tocca.

E non si toccherà per un bel pezzo. Perché il termine per la cessazione delle trasmissioni in via analogica (e l’inizio di quelle in via digitale), inizialmente fissato al 31 dicembre 2006, ufficialmente a causa della scarsa diffusione del digitale viene rinviato dapprima al 31 dicembre 2008, poi al 31 dicembre 2012. Sempre con lo strumento del decreto legge. E niente potrà impedire ulteriori rinvii.

Ma gli sforzi profusi da Di Stefano per ottenere le frequenze occupate da Rete4 vengono premiati. Il 31 gennaio 2008 la Corte di Giustizia delle Comunità Europee risponde ai quesiti posti dal Consiglio di Stato, davanti al quale Di Stefano ha trascinato ministero delle Comunicazioni e Agcom chiedendo le frequenze e miliardi di Euro di risarcimento, circa la compatibilità della normativa italiana in materia radiotelevisiva con il diritto comunitario. La Corte è categorica. Le norme comunitarie “ostano, in materia di trasmissione televisiva, ad una normativa nazionale la cui applicazione conduca a che un operatore titolare di una concessione si trovi nell’impossibilità di trasmettere in mancanza di frequenze di trasmissione assegnate sulla base di criteri obiettivi, trasparenti, non discriminatori e proporzionati”.

In sostanza, secondo la Corte di Giustizia, che ha l’ultima parola sulla conformità del diritto nazionale a quello comunitario, il Consiglio di Stato deve disapplicare tutte quelle leggi (da ultime, la legge Gasparri e il Testo Unico del 2005, un copiaeincolla della Gasparri) che hanno consentito l’occupazione delle frequenze da parte di Rete4, e ordinare allo Stato italiano di assegnarle a Europa7.

Il governo Berlusconi risponde così. Per fare in fretta, prende il decreto legge 8 aprile 2008 n. 59, emanato dal governo Prodi per adeguare l’Italia ad alcune decisioni della Corte di Giustizia delle Comunità Europee in materia di commissioni tributarie, corpi idrici, guardie giurate e pesca marittima, e vi inserisce l’art. 8bis. Questo, nel proclamare la necessità di uniformare “la disciplina per l’attività di operatore di rete su frequenze terrestri in tecnica digitale” ai principi comunitari, fra le varie cose stabilisce che “fermo restando quanto stabilito dalla vigente normativa in materia di radiodiffusione televisiva […] la prosecuzione nell’esercizio degli impianti di trasmissione è consentita a tutti i soggetti che ne hanno titolo, fino alla scadenza del termine previsto dalla legge per la conversione definitiva delle trasmissioni televisive in tecnica digitale”. Cioè fino al 2012 (termine che potrebbe ancora slittare). In pratica, ha riprodotto un pezzo della legge Gasparri, quella che la Corte di Giustizia ha appena dichiarato essere palesemente contraria al diritto comunitario.

Dire che con quel decreto il governo Berlusconi ha aggirato la sentenza della Corte europea è il più classico degli eufemismi. In realtà, ci è passato sopra. Tecnicamente, quel decreto rappresenta il più clamoroso caso di abuso d’ufficio che si sia mai verificato dal 1930, anno in cui è entrato in vigore il codice penale. Il reato, previsto e punito dall’art. 323 c.p., si ha quando “il pubblico ufficiale o l’incaricato di pubblico servizio che nello svolgimento delle funzioni o del servizio, in violazione di norme di legge o di regolamento, ovvero omettendo di astenersi in presenza di un interesse proprio o di un prossimo congiunto o negli altri casi prescritti, intenzionalmente procura a sé o ad altri un ingiusto vantaggio patrimoniale ovvero arreca ad altri un danno ingiusto”. Dove per legge deve necessariamente intendersi anche il diritto comunitario, così come interpretato dal massimo organo giudiziario europeo, per la sua prevalenza sul diritto nazionale.

Ma ciò solo sulla carta. Per chi è parlamentare, l’art. 68 Cost. è categorico: “I membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell’esercizio delle loro funzioni”.

Tuttavia, dati i rapporti tra diritto comunitario e diritto nazionale, il Consiglio di Stato, la cui sentenza sul caso Europa7 è attesa entro qualche mese, ha il potere di non tenere conto minimamente di questo decreto. Qui non siamo nell’ipotesi della legge in contrasto con la Costituzione, dove cioè il giudice deve necessariamente attendere un intervento della Corte Costituzionale che la dichiari illegittima. Per giurisprudenza costante, sia nazionale che comunitaria, può disapplicare quel decreto, che formalmente rimane in vigore, ma non può disciplinare la controversia tra Stato e Europa7, proprio perché contrario al diritto comunitario. Con la conseguenza che lo Stato dovrà togliere le frequenze a Rete4 e darle a Europa7, anche con l’intervento della polizia se necessario.

C’è da augurarsi, quindi, che il Consiglio di Stato applichi scrupolosamente il diritto comunitario, quindi non tenga conto di questo ulteriore decreto legge. Non solo per evitare ulteriori procedure di infrazione, in aggiunta a quelle già annunciate per il settore radiotelevisivo, che alla fine potrebbero costarci miliardi di Euro. Ma anche per evitare che all’interno dell’Unione Europea il nostro finisca per essere considerato una sorta di Stato canaglia.
Via | DDI

21
Mag
08

II legge ad personam – emendamento salva Rete4 (sventato)

TV. IL GOVERNO AIUTA RETE 4, OPPOSIZIONI FANNO OSTRUZIONISMO

Un emendamento del governo al disegno di legge sugli obblighi comunitari fa riemergere il caso ‘Rete 4′. I
deputati dell’opposizione gridano alla ’sanatoria mascherata’ e minacciano l’ostruzionismo in aula.

Nell’occhio del ciclone il testo dell’articolo 8 bis che viene discusso a breve in aula e sostituisce l’articolo 15 del testo unico sulla radiotelevisione. Esso stabilisce che l’attivita’ di operatore di rete diventa soggetta ad autorizzazione generale e non piu’ alla licenza richiesta dalla legge Gasparri. Nello stesso tempo l’emendamento governativo prevede che il trasferimento delle frequenze sia libero. “La prosecuzione
nell’esercizio degli impianti di trasmissione e’ consentita a tutti i soggetti che ne hanno titolo- e’ scritto nel testo- fino all’attuazione del piano di assegnazione delle frequenze televisive in tecnica digitale”.

In sostanza, spiegano dalle opposizioni, si tratterebbe di un modo per aggirare la sentenza della corte di giustizia europea del 31 gennaio scorso che impone a Rete 4 la cessione della frequenza analogica ad Europa 7.

Per questo i deputati di Pd, Idv e Udc hanno presentato sub-emendamenti al testo del governo e si sono iscritti a parlare in massa per combattere con l’arma dell’ostruzionismo quella che ritengono una prevaricazione.

Questo emendamento non è passato. Il governo è andato sotto, perché 80 deputati, e ripeto, 80 deputati della coalizione di destra non erano presenti al momento delle votazioni.

Via | Articolo21

20
Mag
08

I legge ad personam – norma per sospendere i processi in corso (sventata)

Il presidente del consiglio è già al lavoro.

Nel testo del ddl sicurezza che dovrà essere approvato, compaiono due punti particolarmente interessanti. Il primo richiede che nella sostanza i magistrati diano precedenza ai processi per “fatti che abbiano messo in pericolo la sicurezza pubblica e abbiano comportato grave allarme sociale”. In sostanza si dia la precedenza a rapine e violenze rispetto ad altro.

La seconda è un punto comparso dal nulla che permette di allungare i tempi del processo chiedendo una sospensione di due mesi per quei reati compiuti prima del 2001.

«Relativamente ai procedimenti per fatti di reato compiuti fino al 31 dicembre 2001 — è scritto — l’imputato o il suo difensore munito di procura speciale, e il pubblico ministero, nella prima udienza successiva alla data di entrata in vigore del presente decreto legge, possono formulare la richiesta si applicazione della pena ai sensi dell’articolo 444 e seguenti del codice di procedura penale, anche nei processi penali in fase di dibattimento nei quali, alla data di entrata in vigore del presente decreto legge, risulti decorso il termine previsto dall’articolo 446, comma 1 del codice di procedura penale, e anche quando tale richiesta sia stata già presentata, ma vi sia stato il dissenso da parte del pubblico ministero ovvero la richiesta sia stata rigettata dal giudice, e sempre che la nuova richiesta non costituisce mera riproposizione della precedente. Su richiesta dell’imputato o del difensore, il dibattimento è sospeso per un termine di sessanta giorni per valutare l’opportunità della richiesta. Durante il periodo di sospensione, restano sospesi i termini di prescrizione e di custodia cautelare».

Questo provvedimento permetterebbe ad esempio di rimandare la sentenza del processo Mills (dopo il ritardo già dovuto alle elezioni) che dovrebbe giungere in estate, in modo da prendere nel frattempo tempo per la stesura di una legge ad personam più raffinata.

Ghedini (difensore di Berlusconi, nonché deputato di Forza Italia aka PDL) rassicura: “La norma che consente al difensore e all’imputato di chiedere la sospensione del processo per due mesi al fine di valutare una eventuale richiesta di patteggiamento non riguarda l’onorevole Silvio Berlusconi che ha interesse ad essere assolto prima possibile”

Le malelingue potrebbero domandare che cosa ha a che vedere questa novità col resto del pacchetto sicurezza, e perché si sia scelto proprio il dicembre del 2001.

Un sunto sul processo Mills (dal nome dell’avvocato inglese accusato di falsa testimonianza in due processi contro Berlusconi) “secondo l’accusa, Berlusconi avrebbe ‘comprato’, pagando 600mila dollari, la falsa testimonianza del legale inglese per essere favorito nel processo All Iberian e in quello sulle presunte tangenti alla Guardia di Finanza. Soldi che Mills ha detto di aver ricevuto dall’armatore napoletano Diego Attanasio, che comunque smentisce. “

Il punto incriminato è stato cancellato per il rifiuto tassativo del ministro Maroni a firmare il provvedimento.